Generazioni a confronto

Stasera, mentre era in corso l’incontro organizzativo di Loreto, ho fatto una piccola riflessione che vado ad esporre:
come è cambiato il modo di porsi nelle diverse generazioni difronte all’entusiasmo di una iniziativa.
 
Mi ricordo che sui 20 anni appena c’era la possibilità di organizzare qualcosa per evadere dal "solito luogo" c’era un incredibile entusiasmo e ognuno pensava a come meglio organizzare l’evento. Posso portare l’esempio, sempre rimanendo in tema delle giornate mondiali della gioventù, di Parigi o della camminata Assisi – Roma. L’entusiasmo crescente che si respirava, le iniziative personali "assaporare" al meglio quello che si stava andando a vivere, l’energia sprigionata dalla conoscenza di nuovi amici i cui volti saranna poi impressi per sempre nella memoria.
 
Invece ora a 20 anni si è mosci, si aspetta la pappa pronta, non ci sono iniziative che entusiasmino, si aspetta la manna dal cielo di un organizzazione. E poi quando si parte, passivamente visto che non si organizzato niente, rimane come un vuot, un’apatia che lascia il tempo che trova all’esperienze vissute. Parlo così perché difficilmente sento un ventenne che con entusiasmo esprime le sue "avventure", le sue scoperte e la conoscenza degli altri, è più un fattore "ci ho vissuto insieme ed è stato bello" ma oltre quello non si va. Posso sbagliarmi ma a me sembra che sia così, forse rimaste all’adolescenza. Oppure si cercano esperienze quotidiani che arrivano e finiscono nel giro di poche ore, che fanno sentire bene, entusiasti e felici ma che la mattina dopo lasciano solo la cenere di fuoco di paglia, cioè poco o niente.
 
Però se guardo i 16enni, o giù di li, mi accorgo che questa voglia di vivere, di provare, di fare esperienze in gruppo è viva, alcune volte "deviata" dal volere essere più grandi, e allora si arriva all’ubriacarsi o al "fumare" per essere "uomini" senza capire che così facendo uomini non lo si diventa, ma molte volte "dritta" di quella sana e bella voglia si stupirsi, di mettersi in gioco, ricordando le esperienze passate e pensando a quelle future. Forse anche qui manca l’intraprendenza e l’iniziativa, la voglia di emergere e organizzarsi la "vita" ritagliandosi degli spazi nel quotidiano ma è anche vero che questa è l’età della "trasformazione" e quindi un po’ di "guardarsi intorne e attendere" è la cosa naturale che avviene.
Vedremo fra qualche anno come saranno, sperando che le esperienze vissuti portino i frutti meravigliosi che un ventenne può raccogliere, gustare e assaporare.

Triduo Pasquale a Villapizzone

Con i ragazzi abbiamo passato e vissuto il Triduo Pasquale in quel di Villapizzone.
E’ stata un’esperienza intensa in cui ci si è confrontati su tematiche forti della Pasqua, giorno più importante di ogni cristiano.
Abbiamo avuto modo di isolarci e vivere in un ambiente diverso dal solito, in cui la quotidianità è stata quella del servizio e della preghiera.
In questa cascina di "famiglie sociali", cioè dove ognuna contribuisce alla "cassa" di tutti, abbiamo scoperto il "valore" dei soldi per loro, cioè non si lavora per arricchirsi ma perché si fa un lavoro che appassiona, il "servizio" di quello che c’è bisogno, come tagliare legna, strappare erba o spostare pietre, il vivere quotidiano da "comunità" condividendo tutto per costruire il "puzzle" che insieme andiamo formando.
Gli incontri di condivisione e le funzioni liturgiche ci hanno preparato alla "gioia vera" della Pasqua facendoci domandare: "Perché Credi?"
Le risposte sono state diverse e diversificate, il bello di questo gruppo sta anche della diversità delle scelte, facendoci scoprire lati nascosti di ognuno, anche di noi educatori… per la cronaca dovrei fare come lavoro il chirichetto!
Questa intensità, questa condivisione, questi sorrisi, queste "gioie" hanno rasserenato gli animi di tutti e siamo venuti via pieni di quella "gioia vera" proclamata da Gesù. Questo è un altro piccolo passa verso un disegno meraviglioso.
Buon periodo di Pasqua a tutti, che ricordo per i meno addetti ai lavori si conclude con la Pentecoste il giorno 26 maggio.
Cristo è Risorto! E’ veramente risorto, alleluja alleluja.
 

Santo Subito

Sono passati esattamente due anni da quella sera in cui giunse la notizia che Giovanni Paolo II era "salito" al Padre, ponendo fine alle sue sofferenze terrene.
GPII è stato il Papa che mi ha accompagnato in questi anni ricerca, che mi ha fatto vivere le esperienze delle GMG, Parigi 1997 e Roma 2000, che ha toccato il mio spirito con la sua "caparbietà" nonostante la sofferenza, della sua Fede cieca in Dio e delle sue azioni sempre imprevedibili aperte al dialogo con tutti.
Voglio ricordarlo con il video, rubato a Sr. Alegher, di Roma dove "Io c’ero".
Le sue parole più belle per me: "Non dobbiamo aver paura di essere i Santi del nuovo millennio."
"Non abbiamo paura di affidarvi a Lui, ogni giorni vi darà la forza per andare avanti."
 
 

Una favola per la vita

Venerdì sera al gruppo abbiamo ripreso la tematica sulla sessualità nello specifico: il rapporto sessuale!
Quello che volevamo far emergere è racchiuso in tre parole:
– dono (inondizionato)
– valore (non materiale)
– scritto nel Vangelo.
 
E’ stata una discussione difficile in cui non si riuscivano a chiarire i punti di incontro, ma alla fine sono emerse molte cose su cui riflettere.
Riflettere sul termine valore non legato a qualcosa di materiale (il tempo), sul dono incondizionato e sul sentimento pieno che si potrebbe chiamare Amore ma che viene scambiato per qualcosa di effimero.
 
Tematiche difficili che il cardinale Dionigi Tettamanzi ha ripreso, senza che io lo sapessi in precedenza, durante la Traditio Symboli parlando di "favola da vivere" per "non avere paura" di affrontare una "scelta definitiva". Parole profonde che trasmettono quello che noi volevamo trasmettere la sera prima ai ragazzi.
 
Per finire oggi siamo andati a Legnano per l’incontro Diocesano degli Adolescenti, ce ne saranno stati 3000 circa, in cui sono emerse le parole: vedere, credere, ritornare e testimoniare che è quello che hanno fatto Pietro e Giovanni quando hanno saputo che il sepolcro era vuoto. Ecco anche noi dobbiamo prepararci a vedere la Pasqua di Gesù, credere nella sua Risurrezione, ritornare alla vita e testimoniare l’Amore agli altri.
 
Concludo dedicando le parole ai miei ragazzi: I Love Tetta