Felice 2008

Ogni anno che arriva è ricco di tanti propositi e di tanti progetti.
Non ho molto da chiedere se non una "Preghiera"….
 …da ascoltare…
 
The Prayer (Bocelli – Celion Dion)
 

BUON NATALE

E’ Natale!
Come ogni anno si rinnova il mistero della nascita di Dio, un Dio onnipotente che si è fatto uomo, un Dio eterno che è vissuto nel tempo.
Dio viene nel cuore degli uomini che sanno accettarlo. Sale dal ventre che ha cresciuto il Verbo,  e trova la sua dimora nel nostro cuore. E ogni Natale si rinnova questo mistero, non perché ritorna  e rinasce, ma perché ci ricorda che Lui è sempre lì anche quando noi lo copriamo con le nostre tenebre e le nostre paure, quando la stanchezza raffredda il cuore e quando siamo feriti pensando che non si possa mai rimarginare.
Lui è lì con la sua Luce, con il suo Amore, come un seme che cresce e si alimenta del nostro Amore. Se noi sappiamo farlo cresce, quel seme, metterà radici e crescerà, diventerà un virgulto che sempre sosterrà la nostra vita e ci accompagnerà nel sentiero della vita, giorno dopo giorno donandoci la forza di cambiare noi stessi e il mondo che ci circonda… basta uno sguardo nuovo e il Mondo è già cambiato.

Vi auguro Buon Natale con le parole del Cardinale Carlo Maria Martini.
Un abbraccio di cuore.

Signore Gesù,
amico e fratello,
accompagna i giorni dell’uomo
perché ogni epoca del mondo,
ogni stagione della vita
intraveda qualche segno del tuo Regno
che invochiamo in umile preghiera,
e giustizia e pace s’abbraccino
a consolare coloro
che sospirano il tuo giorno.
Ogni età della vita degli uomini
può celebrare la vita
perché tu sei la Vita.
Tu sai che l’attesa logora,
che la tristezza abbatte,
che la solitudine fa paura:
Tu sai che abbiamo bisogno di te
per tenere accesa la nostra piccola luce
e propagare il fuoco
che tu sei venuto a portare sulla terra.
Riempi di grazie
il tempo che ci doni di vivere per te!
Signore Gesù,
giudice ultimo del cielo e della terra, vieni!
La nostra vita sia come una casa
preparata per l’ospite atteso,

le nostre opere
siano come i doni da condividere
perché la festa sia lieta,
le nostre lacrime
siano come l’invito a fare presto.
Noi esultiamo
nel giorno della tua nascita,
noi sospiriamo il tuo ritorno:
vieni, Signore Gesù!

Novena Santo Natale – Settima feria prenatalizia

Nel rito ambrosiano oggi la messa è propria della feria VII prenatalizia.
La tonalità liturgica ha un carattere particolare: non è ancora la solennità del Natale, ma ormai non è più nemmeno tempo di Avvento. Le   invocazioni accorate di questi ultimi giorni sono state esaudite: l’attesa fa posto alla certezza della venuta del Salvatore, che la Chiesa accoglie con gioia: "Sia benedetto Dio, Signore d’Israele, che ha visitato e redento il suo popolo. Ha suscitato per noi un salvatore, come aveva promesso per bocca dei suoi santi profeti" (Antifona all’ingresso del giorno).
 
"O Emmanuele!"

"O Emmanuele, nostro re e legislatore, attesa delle genti e loro salvatore: vieni a salvarci, Signore, Dio nostro". È l’ultima antifona della novena di Natale. Siamo ormai all’antivigilia della festa, e la Chiesa ci fa invocare il Signore come l’Emmanuele, il Dio-con-noi, nome in cui si esprime tutta la storia dell’amore di Dio per l’umanità. L’Eterno, l’Infinito, si è rinchiuso nel nostro tempo, ha cercato la nostra compagnia, tutto ha voluto condividere con l’uomo, fino alla morte, eccetto il peccato. Il nostro Dio è venuto a noi come un amico, un fratello, in tutto solidale alla nostra condizione umana: una prossimità voluta fin dalla creazione dell’uomo e dall’uomo liberamente interrotta con il peccato, ma ristabilita con il sangue della croce dell’Unigenito, il Figlio amatissimo. Dio-con-noi nella vita, nella preghiera, nella sofferenza, nella morte: veramente "Il Signore è con noi, nostro rifugio è il Dio di Giacobbe" (Sal 46,8). Il nome di "Emmanuele", che il profeta ci consegna invitandoci a non temere, l’evangelista Matteo lo pone a sigillo del suo vangelo: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (28,20): una prossimità che non verrà mai meno. È la promessa affidabile dell’Emmanuele, il nostro Legislatore e nostro Re, il Salvatore del mondo. In questa invocazione, l’ultima delle grandi antifone della novena natalizia, è condensata tutta l’attesa del tempo di avvento, tutta la preghiera della Chiesa che invoca il ritorno glorioso del Redentore.

Novena Santo Natale – Sesta Festa Prenatalizia

"O Re delle genti!"

"O Re delle genti e pietra angolare della Chiesa, vieni e salva l’uomo che hai tratto dalla terra". Dio è re; Dio regna; re delle genti: è una certezza per Israele la regalità di Dio, cantata con inni e invocazioni piene di nostalgia di un re che porti pace al popolo, che porti la giustizia. Per noi quella pace, quella giustizia si è realizzata in Gesù, re pacifico, mite, acclamato da poveri esultanti, "re benedetto, che viene nel nome del Signore" (Lc 19,38). Colui che attendiamo, il compimento cui anela l’umanità in travaglio, il Salvatore degli umili che hanno creduto e sperato in Lui, viene. È re e pietra di fondamento della Chiesa, da lui sorretta, fondata, resa stabile; pietra da cui scaturisce la bevanda che ci disseta lungo il cammino del nostro esodo (1 Cor 10,4); Re delle genti, a cui si rivolgono i nostri desideri di unità, di pace e di fraternità, perché lui solo con la terra di cui siamo fatti può costruire la sua casa regale, dimora dello Spirito santo, aperta a tutti i popoli. L’opera che Cristo è venuto a compiere sulla terra si manifesterà in pienezza con la realizzazione universale del regno di Dio, quando si alzeranno le porte eterne, ed entrerà il Re della gloria (Sal 23,9), il nostro Salvatore, e porterà a tutti la salvezza invocata.

Preghiamo
Ti basta la mia grazia;
la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza.
Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze,
perché dimori in me la potenza di Cristo.
Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi,
nelle necessità, nelle persecuzioni,
nelle angosce sofferte per Cristo:
quando sono debole, è allora che sono forte.
(2 Corinzi 12, 9-10 )

Novena Santo Natale – Quinta Feria Prenatalizia

"O Astro che sorgi!"

L’invocazione delle antifone "O" di oggi dice: "O Astro che sorgi,
splendore di luce eterna e sole di giustizia: vieni, e illumina chi giace
nelle tenebre e nell’ombra della morte". Anche nella nostra povera storia
ci sono luci di umanità capaci di illuminare, di consolare, di riscaldare
i cuori. Ma l’Astro cantato dalla Chiesa è di uno splendore senza
proporzioni. Viene dall’Alto, e il suo nome è "Luce da Luce", "Splendore
di luce eterna e sole di giustizia". È la stella spuntata da Giacobbe, di
cui parla la profezia di Isaia: "Il popolo che camminava nelle tenebre
vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce
rifulse" (9,1). Questo Astro splendente è invocato sulle regioni oscure
dell’uomo: "Vieni, e illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra della
morte". Verrà a riscaldare il cuore degli uomini affranti, che vivono nei
luoghi oscuri dell’ignoranza, della menzogna, della mancanza d’amore.
Tutta la Sacra Scrittura parla di Lui, ogni profezia ne è un annuncio, ed
è per noi come "lampada che brilla in luogo oscuro, finché non spunti il
giorno e la Stella del mattino si levi nei vostri cuori" (2 Pt 1,19). "Io
sono la stella radiosa del mattino", dice Gesù a sigillo di tutta la
Scrittura (Ap 22,16), la Stella che viene ad accendere nei nostri cuori la
sua luce, il fulgore della sua santità.

Preghiamo
Signore Gesù, insegnaci una fede umile,
dialogante con il mondo,
aperta ad ogni verità, nascosta nel cuore dell’uomo
perché ogni uomo, al di là del suo "credo"
o della visione del mondo,
e’ sacramento misterioso della tua invisibile presenza.
(Luigi Pozzoli)

Novena Santo Natale – Quarta feria prenatalizia

"O Chiave di David!"

La liturgia ambrosiana elimina un’antifona maggiore, questa, prevedendo che sempre entro la novena un giorno viene sottratto al settenario delle ferie prenatalizie per essere dedicato alla celebrazione della sesta domenica d’avvento, e più successione originaria delle antifone maggiori, il 20 dicembre prevede l’acclamazione a Cristo come "Chiave di Davide". Così recita: "O Chiave di Davide, e scettro della casa d’Israele, che apri e nessuno chiude, chiudi e nessuno apre: Vieni! E trai fuori colui che è incatenato dalla dimora carceraria, colui che siede nelle tenebre e nell’ombra della morte". Nel linguaggio biblico la chiave (che era un oggetto molto diverso delle nostre chiavi attuali, molto pesante e ingombrante) ha senso traslato, ed è simbolo dell’autorità. Dare le chiavi è delegare la autorità che si detiene. I due passi biblici più legati all’antifona gregoriana sono per la prima parte dell’antifona Is 22,22 e Ap 3, 7 (ma cfr. anche Mt 16, 19; Ap 1, 18), per la seconda parte Lc 1, 79. Nella cosmologia religiosa della Bibbia è soggiacente la concezione del mondo degl’inferi e del cielo di Dio come due realtà a cui si accede attraverso una porta chiusa a chiave.
    Le chiavi di questi due accessi sono custodite da potenze angeliche, nel tempo intermedio. Ma l’autorità del Messia sarà tale che egli potrà aprire in modo definitivo il paradiso e chiudere in modo definitivo l’abisso degl’inferi. L’esperienza dell’uomo d’ogni tempo, bisognoso di salvezza, si identifica, secondo Lc 1, 79 con quella di un giacere a terra in un buio carcere, nell’attesa di essere liberati. L’icona della risurrezione di Cristo, secondo l’iconografia bizantina, rende bene l’immagine dell’Adam stretto in vincoli nel mondo vecchio e l’azione liberatrice di Gesù risorto. Nell’antifona della quarta feria prenatalizia si esprime così l’anelito universale dell’umanità a essere gratuitamente liberata da un’esistenza dominata da molte schiavitù e dal buio; e tale liberazione la si invoca dal Figlio di Dio fatto uomo, Colui che in grazia della sua solidarietà d’amore con l’umano, assume in sé tutto il male e dischiude una sicura liberazione. Nella predicazione di Gesù, l’unica volta che egli si esprime con un’invettiva severa è appunto nei confronti di coloro che, detenendo un’autorità nel popolo di Dio, chiudono l’accesso alla conoscenza del mistero di Dio. Questo è il potere iniquo, cui si contrappone l’autorità liberatrice di Colui che "è Santo e Verace, e possiede la chiave di Davide" (Ap 3, 7) cioè ha ricevuto dal Padre l’autorità regale su ogni luogo dell’umano. Egli apre il Regno, e le porte della città santa; dopo la sua azione liberatrice saranno sempre aperte, essendo sconfitte definitivamente le tenebre.
Il medesimo anelito esprime l’antifona quinta, "O Oriens", rivolta a quello che il profeta Daniele denomina come "Vir Oriens", l’uomo-Oriente, la cui identità coincide con la forza di suscitare luce.

Preghiamo
Cercherò di aiutarti
affinché Tu non venga distrutto dentro di me,
ma a priori non posso promettere niente. (…)
L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi,
e l’unica cosa che veramente conti,
e’ un piccolo pezzo di Te in noi stessi,
e forse possiamo anche contribuire
a disseppellirti dai cuori devastati degli altri uomini.
(Etty Hillesum)

Novena Santo Natale – Terza Feria Prenataliza

"O Radice di Iesse!"

Nel terzo giorno della novena, l’attesa del Signore si esprime attraverso l’invocazione di lui come "radice di Iesse".
Il riferimento è alla profezia messianica di Is11, 11: "Un germoglio uscirà dal tronco di Iesse, un virgulto spunterà dalle sue radici". Iesse, storicamente, è il padre di Davide, il piccolo re fanciullo che, pastore, è stato scelto da Dio in modo assolutamente imprevedibile, per liberare il popolo dal gigante Golia e da tutti i poteri idolatri. Ma l’istituzione della regalità subì presto – come ogni realtà umana suscettibile di deformarsi in potere – grave decadimento, fino a scomparire. La promessa legata però alla scelta del giovane re pastore rimane fedele oltre la storia fatta da mani e logiche umane. Il Messia è atteso nei testi profetici isaiani come piccola radicina che germoglia da un tronco reciso alla sua base. Il misterioso Servo del Signore è visto dal profeta come "un virgulto cresciuto davanti al Signore, come radice uscente da arida terra" (Is 53, 2). E Zaccaria, profeta sorto dopo la desolante esperienza di popolo della deportazione e del ritorno dall’esilio, vede il Messia venire come "mio servo Germoglio" (3, 8) e così vede avverarsi la ricostruzione del tempio distrutto: "Ecco l’uomo: il suo nome è Germoglio" (6, 12: cfr. Ger 23, 5; 33, 15; Ez 17,5). Al compimento dei tempi, la profezia dell’Apocalisse delinea nuovamente l’avvento di questa presenza di Gesù, come colui che rigenera il tempo e la fecondità della terra – la "radice" – in misterioso collegamento con la figura del piccolo pastore bello, Davide, personificazione di tutte le più ardite speranze di salvezza del popolo amato .

Preghiamo
Signore Gesù, rendici aperti
alle invenzioni del tuo amore,
allarga il nostro respiro
perché possiamo accogliere il tuo soffio vitale,
apri i nostri occhi
perché siano inondati della tua luce,
dilata il nostro cuore
perché possa ospitare la tua presenza.
( Luigi Pozzoli)

Novena Santo Natale – Seconda Feria Prenataliza

"O Adonai!"

Nelle ferie prenatalizie la memoria di coloro che ci hanno preceduto nel cammino della vita cristiana – i santi che ricordiamo ogni giorno – si concentra nell’invocazione universale a Colui che sempre viene a compiere il desiderio di autenticità, di compiutezza, di santità d’ogni vita umana. Con i santi di tutti i tempi la chiesa invoca la nuova venuta del suo Salvatore . Nel secondo giorno della novena di Natale, l’antifona "maggiore" lo supplica come "Adonai", condottiero della casa d’Israele, che è apparso a Mosè nel roveto di fuoco e sul Sinai ha dato la legge; e chiede che "venga a riscattarci con braccio alzato". Il riferimento immediatamente riconoscibile è a Es 3 e Es 19-20. Il Dio che riscatta gli oppressi, il Dio che fa uscire in libertà gli schiavi, il Dio che "ode il grido d’angoscia e scende" (Es , 7-8) è nuovamente atteso: quasi che, ripercorrendo le grandi tappe della storia della salvezza, l’attesa per lo più informe e anonima di tanta umanità di oggi possa finalmente trovare respiro di speranza e articolarsi in preghiera. Il braccio levato del Dio dell’esodo, e le "braccia stese tra  terra e cielo, in segno di eterna alleanza" (cfr. preghiera eucaristica della riconciliazione) del Dio fatto carne e innalzato sulla croce, sono il grande arco in cielo che illumina la storia buia dell’umanità e libera da schiavitù, ribellioni, inimicizie.

Preghiamo
Dammi, Signore, la forza di rendere il mio amore
utile e fecondo al tuo servizio.
Dammi la forza di non rinnegare mai il povero,
di non piegare le ginocchia davanti all’insolenza dei potenti.
Dammi la forza di arrendere con amore
la mia forza alla tua volontà.
(Ghandi)

Novena Santo Natale – Prima Feria Prenataliza

Voglio augurare a tutti un buon cammino in questa ultima settimana di Avvento e in questi giorni che precedono il Natale.

Vi lascio con le indicazioni del messale ambrosiano su quanto concerne questa novena, alcune indicazioni che possono essere utili a capire la liturgia di questi ultimi giorni.

"O Sapienza!"

La novena del santo Natale di Gesù Cristo (i giorni indicati dai libri liturgici come "ferie prenatalizie") è segnata da una liturgia particolarmente intensa e festosa. Elemento caratterizzante, oltre alle pericopi evangeliche tratte dai "Vangeli dell’infanzia" di Luca 1 e Matteo 1, sono le cosiddette "antifone O", o antifone "maggiori" che iniziano tutte con l’invocativo "O". Si tratta di sette antifone al Magnificat strutturate a dittico: in una prima anta si ammira un titolo cristologico, nell’altra si invoca che il Signore venga e operi secondo quella sua energia. Composte a Roma, probabilmente nel VII  secolo (da san Gregorio Magno?), in latino e ornate da melodie gregoriane straordinariamente espressive (altri musicisti nei secoli ripresero e orchestrarono la melodia di fondo), ben presto si diffusero anche nelle altre famiglie liturgiche occidentali; venivano celebrate solennemente nelle Liturgie vespertine delle cattedrali e dei monasteri. Dopo la riforma del Concilio Vaticano II sono state introdotte anche entro la Liturgia eucaristica, nell’acclamazione all’evangelo; e nella liturgia ambrosiana sono inserite come antifona al Vespro, nel rito della commemorazione del battesimo. Ciascuna inizia con un’esclamazione ammirata ("O…") al Cristo, invocato nella sua venuta con titoli attinti alle profezie messianiche dell’antico testamento. La prima, che entra nelle celebrazioni di oggi, è un’invocazione della venuta di Cristo, adorato come la sapienza che procede dalla bocca dell’Altissimo e, estendendosi da un capo all’altro dei tempi, dispone tutto con forza e dolcezza. Da lui, che è la Parola in cui tutto ha vita, attendiamo di apprendere la via per discernere eventi e realtà e compiere le scelte giuste.

Incontro 2 dicembre

LA SCELTA della VIGILANZA

Dal Vangelo di Matteo

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà”. Mt 24,37-44

 

 

 

È difficile fare un commento su questo passo evangelico molto duro nei confronti di quegli uomini che “mangiano e bevono” e “non si accorsero di nulla”.

Gesù ci chiede di “svegliarci” dal nostro torpore per vivere questa attesa perchè questo è il momento in cui il Figlio dell’Uomo viene nella nostra vita.

Non si può aspettare l’eterno per mettersi in gioco per fare delle scelte concrete della nostra vita, per decidere che è il momento di vivere realmente il nostro essere cristiani.

Quindi lasciamoci toccare dal Signore in questo momento, tocco che ci sveglia e ci porta al di fuori dell’oscurità dei nostri giorni, che ci dona la sensibilità di sentirlo presente e al nostro fianco in ogni momento che viviamo e nelle scelte che facciamo.

Scegliere di vigilare è difficile, implicata tante cose. Mi è capitato diverse volte di “vegliare” e molte volte la stanchezza, la solitudine, la luce fioca o il caldo intenso portavano a desistere a lasciarsi andare e addormentarsi senza stare vigili in quello che si faceva, ma la presenza del Signore mi ha sempre dato la forza per portare a termine le veglie. Il Signore che è la “Luce” che ci fa da guida in queste veglie, che ci porta fuori dall’oscurità perchè è di notte che viene il “ladro” quando meno ce lo aspettiamo.

 

Il Signore ci doni la consapevolezza che è questo il momento inimmaginabile, momento unico, irripetibile, preziosissimo, che non possiamo mancare. Non si tratta di fare cose buone o cattive (mangiare, bere, dormire, lavorare…), ma di vivere consapevoli della imminenza della venuta del Signore nella nostra vita: se ci accorgeremo delle sue visite, potremo ascoltare quello che vorrà comunicarci e potremo rivestirci della sua capacità di amare, del suo sguardo, del suo stile. (Marinz)

 

 

 

Preghiera

Ti chiediamo, Signore,

di essere illuminati dalla Parola

per prenderla sul serio

ed aprire la nostra esperienza a ciò che ci manifesta,

per darle fiducia nella nostra vita

e permetterle di operare in noi

secondo la ricchezza della sua potenza.

(Carlo Maria Martini)