24 anni dopo

Mio vecchio amico di giorni e pensieri,
da quanto tempo che ci conosciamo,
venticinque anni sono tanti e diciamo,
un po’ retorici, che sembra ieri.

Parte da questi versi di Guccini, cantati nella Canzone per Piero, il descrivere questa giornata in cui mi sono ritrovato, alla distanza di 24 anni, con alcuni compagni delle elementari.
In primis ringrazio la maestra Rosetta che ci ha dato questa opportunità e poi ringrazio tutti i compagni che hanno aderito a questa iniziativa… eravamo in 13 su 31!!!
Bellissimo ritrovarsi, anche se con qualcuno ci si è rivisti ma senza frequentarci troppo, rivedere la foto di quando eravamo in quinta e vedersi come siamo cambiati, cresciuti, ma con un ricordo lontano ancora vivo e il desiderio di condividere questo momento insieme, chiamando ancora maestra, come se fossimo ancora tra i banchi di scuola, la nostra prima insegnante di vita.

E’ bello ricordarsi di momenti passati, ormai dimenticati, che piano piano riaffioravano alla memoria ed erano vivi, come vissuti da pochi giorni… quasi come un sapore antico che viene ricordato assaggiando qualcosa di perso… un po’ come raccontava Proust nella sua "ricerca del tempo perduto".

Partendo da questi ricordi abbiamo deciso di ritrovarci a breve, cercando gli altri che non c’erano, per poter essere ancora di più di quelli che eravamo oggi.

Non vedo l’ora di poter passare ancora alcune ore non questi compagni di vecchia data ma ancora presenti nella testa e nel cuore, anche se qualcuno ho fatto fatica a riconoscere o ricordare pienamente.

Bow Shock Shakespeariano

Oggi ho trovato questa immagine… sembra che la stella luminosa sia un occhio di una creatura "fantastica" che sbuca dal buoi per dirigersi verso la luce… mi ritrovo a guarda questa immagine e poi a leggere questo bel sonetto shakespeariano lasciando correre lontano la fantasia :)

Dovrei paragonarti ad un giorno d’estate?
Tu sei ben più raggiante e mite:
venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio
e il corso dell’estate ha vita troppo breve:

talvolta troppo cocente splende l’occhio del cielo
e spesso il suo volto d’oro si rabbuia
e ogni bello talvolta da beltà si stacca,
spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.

Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire
né perdere possesso del bello che tu hai;
né morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,

perché al tempo contrasterai la tua eternità:
finché ci sarà un respiro od occhi per vedere
questi versi avranno luce e ti daranno vita.

Shakespeare, sonetto 18