Caravaggio a Milano

Ho avuto la possibilità di andare a vedere questa magnifica opera del Caravaggio, La conversione di Saulo, a Palazzo Marino dove è stata esposta dopo il restauro che l’ha riportata agli antichi splendori ridonandogli una lucentezza naturale che colpisce.
Caravaggio, in molte sue opere, utilizza la luce per far risaltare i particolare e soprattutto in questo caso, dove nel simbolismo, Saulo prima di convertirsi è stato "colpito" da una luce accecante e tramortito da un tuono, che nel quadro è simboleggiato dal soldato che si tappa le orecchie dietro la spalla del soldato in primo piano sulla sinistra del dipinto.
Peccato che la visita duri poco ma vale davvero vederlo.

Un sorriso non si nega a nessuno

Stamattina leggevo su City dello studio sulla Felicità che è contagiosa.
Arrivo in ufficio e trovo che La Repubblica che ha fatto un articolo, di cui copio e incollo la prima parte, che termina con la parola Empatia che, strano caso del destino, è stato oggetto di una riflessione in questi giorni.
L’empatia la usa nei Giochi di Ruolo ed era una comunicazione diretta con un animale di cui potevo prenderne le caratteristiche… inutile dire che ero empatico con gli orsi e lupi, prendendo le caratteristiche di un orso in caso di necessità :)
Poi ho cominciato ad usare questo termine per identificare una persona con cui entravo facilmente in relazione e con cui potevi confidarmi… ieri però ho trovato il termine giusto su Wikipedia dove riporto una parte:
"Nell’uso comune, è l’attitudine ad essere completamente disponibile per un’altra persona, mettendo da parte le nostre preoccupazioni e i nostri pensieri personali, pronti ad offrire la nostra piena attenzione. Si tratta di offrire una relazione di qualità basata sull’ascolto non valutativo, dove ci concentriamo sulla comprensione dei sentimenti e bisogni fondamentali dell’altro."

Quindi questo conferma che un sorriso è contagioso e basta poco per rendere la giornata diversa alle persone che si incontrano… e di seguito un motto che cerco sempre di rispettare durante le giornate: "sorridi alla vita e la vita ti sorriderà" :)

Il contagio della felicità

Una ricerca dimostra come la gioia passa di persona in persona
di ELENA DUSI

La felicità non riesce a stare sola. Traspare dagli occhi, trasuda nelle mani, vibra nel corpo e alla fine come un virus scappa e si trasmette a chi si trova accanto. E c’è un gruppo di scienziati che ha provato a disegnare una mappa del "contagio", chiedendo a 5mila individui, per ben vent’anni di seguito, quanto si sentissero felici, facendo il riscontro con mogli, fratelli, amici e vicini di casa. A furia di unire puntini colorati (le persone, ognuna con il suo punteggio del buon umore) si è formato sul tavolo dei ricercatori americani un disegno che sembra quello di una mano innervata da vasi sanguigni. Ogni pulsazione della felicità parte da un punto e si trasmette come un fluido lungo tutto l’organismo.


Non tutto è rose e fiori, ovviamente. Anche il contagio segue le sue regole, e gli autori della ricerca "La diffusione della felicità in un’ampia rete sociale di individui", pubblicata oggi sul British Medical Journal, ne hanno individuate alcune. La legge del contagio, per iniziare, non sembra funzionare fra colleghi.

Il luogo di lavoro è come un cuscinetto che blocca il flusso di felicità da un individuo all’altro" spiegano James Fowler dell’università della California a San Diego e Nicolas Christakis dell’Harvard Medical School. I due (sociologo il primo, un medico specializzato nel rapporto fra umore e salute il secondo) sono gli autori di uno studio che ha scavato fra montagne di dati, interviste e fatti personali relativi a 5.124 persone negli Stati Uniti.

Nonostante il successo dei gruppi su Internet – è
la seconda regola del contagio – le emozioni positive non sono capaci di viaggiare né in rete né via telefono. Come un virus vero e proprio, la felicità per trasmettersi ha bisogno del contatto fisico. E questo ci riporta un po’ più indietro nella nostra scala evolutiva, ai tempi in cui la tecnologia delle comunicazioni non aveva ancora messo le ali. "Molte delle nostre emozioni si trasmettono attraverso i segnali del corpo, e il viso ha un ruolo principe in questo", spiega Pio Ricci Bitti, che insegna psicologia all’università di Bologna e ha studiato la comunicazione dei sentimenti tra gli uomini.


"Il contagio dipende probabilmente dal meccanismo dell’empatia e dei neuroni specchio. Quando osserviamo una persona manifestare un sentimento, nel nostro cervello si attivano le stesse aree che sono "accese" in quel momento nel cervello dell’interlocutore".
Continua…