La bellezza del suono di una campana

Qualche giorno prima di partire per l’Etiopia avevo assistito ad un evento, organizzato dal comune di Milano per l’estate, che consisteva nel concerto d’organo e poi di campane nell’abbazia di Chiaravalle, alle porte di Milano, con l’apertura dell’abside appena restaurato. Ieri sera ho potuto ancora assistere ad un altro concerto di campane ma vicino al centro di Milano, nella Basilica di San Vittore al Corpo, dove è stato anche "inaugurato" il catino absidale restaurato.

Il concerto è stato suddivo in due tempi: il primo a martello mentre il secondo a corda.

Il concerto a martello consiste nel legare i battacchi, dopo aver inclinato leggermente le campane, a dei tiranti, che per mezzo di carrucole, vengono accanciate a dei "tastoni" di legno, 5 per la precisione, che a pressione, con un colpo di pugno, da l’impulso per il suono della campana. Questo metodo, che ha il centro nella cella campanaria posta appena sotto le campane, permette di suonare sinfonie, come L’Inno alla Gioia, battendo i tasti: il suono ne risulta melodioso, leggero e poco propagato. Diciamo un po’ come suonare una tastiera d’organo a 5 tasti.

Il secondo concerto, quello classico di campana, è a corde le quali sono tirate dalla base della torre campanaria, dai campanari, uno per ogni campana, che seguono le indicazioni del maestro. Il metodo usato consiste in primo luogo nel portare la campana "a bicchiere", cioè in posizione verticale rovesciata, facendola appoggiare ad una molla che ne impedisce la rotazione completa. Giunte le campane in questa posizione vengono tirate o lasciate, a seconda della velocità che devono avere, per comporre melodie, che sono più sequenze di suoni armoniosi e allietare l’aria di queste note. Questo metodo di suono è tipicamente ambrosiano, dato che normalmente le campane dalle altre parti sono suonate a distesa, quindi tutte insieme e senza una sequenza logica e armoniosa che ne formi un suono particolare.

Nell’ascoltare le diverse melodie il ricordo è vagato fino a rimembrare, quando in giovane età, molto giovane, si saliva sul campanile della parrocchia e si suonavano manualmente, tirando le corde, le campane del nostro campanile. Quande ne abbiamo combinate con gli amici, qualche volta si dove anche salire sul campanile per girare le campane, che dalla troppa foga del tirante, facevano un giro completo avvolgendo la corda.
Ma ormai si è modernizzato anche quello e ora basta premere un tasto in sacrestia per far partire il suono… e riascoltando sia a Chiaravalle, sia ieri sera mi sono accorto di come il suono è diverso dato che, nel caso di quelle a motore, il ritmo sarà sempre uguale e tutte le volte che viene suonato non cambia, mentre manualmente il tocco di ognuno da quella imprevedibilità che lascia il suono misterioso e bello mentre viaggia raggiungendo le orecchie e il cuore.