3022 e altre storie di corsa

Oggi voglio parlare di un numero facendo un post leggero nei suoi contenuti. Questo numero è il 3022 e corrisponde al numero del mio pettorale alla prossima mezza maratona di Ferrara del 25 marzo. Questa “gara” sarà la prima fatta senza che abbia associato il fundraising o un charity program ma verrà affrontata con lo spirito del voler provare a sondare un po’ i propri limiti, senza pensare di fare il tempo, ed inoltre perché capita nella città di Ferrara.

Mi ricordo ancora le corse, prima alle elementari con gare di velocità, poi alle medie con delle campestri, avendo la fortuna di avere il parco Lambro dietro la scuola, poi alle superiori con le corse su pista, corse di velocità con buoni risultati, anche una vittoria, in quinta, sui 100 metri. Ed anche se la vera passione sono sempre stati i giochi di squadra, mi ricordo di quando mi allenavo d’estate, con mio cugino Simone e mio fratello Mirko, facendo il “famosissimo”, almeno per noi, “Gir di basìn” (Giro dei Bassini), correndo i suoi 6,6km sotto i 35 minuti. Poi il cambio di costituzione, ho messo su, oltre ai muscoli, anche un bel po’ di massa grassa, qualche infortunio e un po’ di ozio ho accantonato il podismo fino a circa 5 anni fa, quando ho ripreso a macinare km, ma mai più di 10km, per migliorare anche le prestazioni nel basket, nel volley e nel beach volley, oltre a qualche sporadica apparizione nel calcio a 5.

Ma la svolta è stata nell’ottobre del 2009 quando, inviato dalla collega Alessandra, mi sono iscritto alla Run4Food, dove il ricavato andava per dei progetti che “combattevano” la fame del mondo, chiudendo i 10km in meno di un’ora e successivamente iscrivendomi per la staffetta del Charity Program, della maratona di Milano, conoscendo, in questo modo, Fabrizio e i Podisti da Marte. Da quel momento ho capito che si poteva correre anche per dare una mano raccogliendo fondi e donando fiori e sorrisi alle persone che si incontrano per strada; scoprendo “nei marziani” un gruppo fantastico con cui condividere esperienze bellissimi (di questo si possono leggere diversi post nel blog). Però, insieme a tutto questo, è riesploso un sogno, accantonato da tempo, nato guardando le olimpiadi di Seul dell’88 quando Gelindo Bordin tagliava per primo il traguardo della gara di chiusura: LA MARATONA!

Sicuramente prima che ne correrò io una ci vorrà del tempo però mi sono detto: “dai una mezza la posso pure fare!” Quindi senza pensare “in quanto farla” e dopo che non ho potuto fare una frazione della staffetta di 21km alla Maratona dell’Acqua sul Lago d’Iseo, per problemi “tecnici” dovuti a certificati agonistici per il basket e non per l’atletica leggera, ho scoperto che si correva, all’inizio della primavera, la mezza a Ferrara, ed essendomi ormai affezionato a questa città, ho deciso di iscrivermi ricevendo come numero di pettorale il 3022. Questo numero mi piace perché la somma delle singole cifre fa 7 che è il mio numero fortunato.

Ora non mi resta che aspettare il 25 marzo per realizzare un “mezzo sogno”!

Invasione Giallo Marziana a Genova

Prendere un treno, un sabato mattina di novembre, mentre Milano è avvolta nella nebbia potrebbe essere normale se non che sulla carrozza numero 8 dell’Intercity Milano-Ventimiglia c’erano più di 50 marziani, alcuni già di giallo vestiti, che sarebbero scesi in una Genova leggermente illuminata da un pallido sole che faceva capolino tra le nuvole.
Il motivo di quell’esodo di massa era semplice: partecipare ad una camminata, del fiocco giallo, organizzata con Terre Des Hommes per la campagna Io proteggo i bambini. Rispetto al solito quindi si sarebbe camminato, e non corso, per rispetto dei genovesi, provati dai tragici eventi dell’alluvione di qualche giorno fa.
Ma veniamo al racconto della giornata. Come già detto si è partiti nella nebbia e si è arrivati con un pallido sole che riscaldava non solo il clima meteorologico ma anche le persone che svestivano i panni pesanti e indossavano la maglietta gialla dell’iniziativa o dei Podisti. La camminata partiva davanti alla sede del museo del Mare, che ci ospitava mettendoci a disposizione un magazzino per appoggiare zaini e giubbotti, e procedeva verso i carruggi, strade tipiche genovesi, salendo prima verso il duomo e poi verso il Palazzo ducale, passando per un chiostro circondato dagli ulivi e arrivando nella piazza principale De Ferrari.
Durante la missione/camminata abbiamo srotolato il nastro giallo formando un serpentone di un centinaio di persone, abbiamo formato fiocchi gialli davanti al Duomo e al porto, abbiamo regalato fiori ai passanti che ci guardavano un po’ intimoriti, anzi qualcuno rifiutava il fiore per diffidenza, e abbiamo portato un po’ di sorriso a chi ci guardava stupito e meravigliato.
La meraviglia maggiore però, secondo me, sta nel faccio che con piccoli gesti si possono compiere grandi passi, il regalare un fiore può sembrare una cosa banale ma è ricco di significati, sia per chi lo riceva sia per chi lo dona, e lo stesso può valere per un sorriso, o per una stretta di mano o scambiando due parole sul perché si è deciso di fare una scelta come questa. L’uscire dal “guscio” e portare queste cose alle persone che si incontrano sono piccoli doni che regalano un po’ di luce a qualcuno e riempiono di gioia il cuore di chi “parte” per poter poi portare la propria esperienza nel quotidiano perché, almeno credo e spero, che questa giornata, come le ore per le missioni, si possano trasformare in carico positivo per il quotidiano passando anche nell’oggi e nel domani un segno di speranza per la gente che ci circonda.
Sul sito dei Podisti Da Marte ci sono altri resoconti, le foto e le interviste, di questa meravigliosa giornata passata a Genova.

Pensieri sparsi nella nebbia autunnale

E’ arrivato l’autunno carico dei suoi colori “brucianti” che ogni tanto sono sbiaditi dalla nebbia che sale a ricoprire tutto. E la nebbia, ieri sera, mentre tornavo dagli allenamenti, mi ha fatto fare salti mentali strani.
nebbiaImmerso nella foschia, molto fitta, mentre guidavo in tangenziale, guardando i fendinebbia anteriori, cercando di mantenere una certa distanza ma di non perdere di vista quello che avevo proprio davanti, ho pensato al lampeggiare del “segnalatore” nelle macchine da Formula1, indicante pericolo e da li mi sono domandato: ma perchè è il rosso il segnale di pericolo? E’ forse il più visibile rispetto agli altri colori? Verde, blu o giallo?
Sicuramente è una convenzione che ci è stata “insegnata” fin da piccoli: con il rosso non si passa, fai attenzione, con il verde puoi andare mentre con il giallo stai attento; frasi che hanno fatto di ogni colore un suo “motivo” di segnalazione portando al rosso il significato di pericolo. La dimostrazione in tutto ciò che ci circonda e allora mi sono domandato: ma perchè? Una risposta che mi sono dato potrebbe essere dovuta al fatto che il fuoco, meglio le braci o il ferro arroventato, sono rossi quindi è uno delle prime fonti di pericolo che sono “nate” nell’umanità dopo che l’uomo sapiens ha popolato la terra… e poi? Poi basta… mi sono fermato li perchè ero arrivato a casa.
Perchè ho voluto riprenere questo aggrovigliarsi di pensieri e metterlo in un post? Forse perchè oggi stavo ripensando alle “convenzioni” che l’umanità si è data e dove la società moderna ci sta portando. La necessità di essere belli e forti, la voglia di emergere sugli altri, la fame di potere, il desiderio della richezza e tante altre cose che mettono in secondo piano la bellezza di un dono, la semplicità di un gesto o la luminosità di uno sguardo.
TempoSettimana scorsa alla riunione “marziana”, il capitano Fabrizio, ha ribatito più volte, mostrando nella slide un orologio di una stazione, che basterebbe, anzi basta, un’ora al mese per cambiare tante cose, per donare un sorriso alle persone che si incontrano, per farli sorridere e/o farli stupire di fronte ad un gesto o alla “massa critica” di persone che corrono facendo confusione e vestiti da cuochi, sabato scorso, o in modo particolare a seconda del dress code della missione.
Concordo che basta poco ma da quell’ora deve nascere un desiderio, o quell’ora completa un desiderio, di vivere la vita in modo diverso da come ci vuole catalogare la società perchè lo stupore può e deve essere contagioso e non fermarsi a noi stessi o al singolo gruppo.
Lo “stupore” deve essere come un cerchio d’onda che piano piano si espande per abbracciare tutto l’oceano.

Il comico, il cardinale e Milano

Meravigliose parole e meraviglioso augurio!!! Preso da Popoli

Il comico, il cardinale e Milano
30 settembre 2011
Ieri sera a Milano il cardinale Angelo Scola ha incontrato il mondo ambrosiano della cultura e della comunicazione. Tra coloro che hanno rivolto un saluto al neo arcivescovo anche Giacomo Poretti, del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, collaboratore fisso di Popoli con la rubrica “Scusate il disagio”. Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo il testo integrale del suo intervento, uno strepitoso mix di ironia e profondità.
Eminenza,
nel rivolgerle il mio più caloroso saluto le devo anche porgere le mie scuse perchè il mio non sarà un racconto fedele né tanto meno realistico sulla città, quanto piuttosto la confessione di un innamorato, spero quindi che Lei vorrà perdonare i sentimentalismi e gli eccessi di fantasia, ma forse l’amore e la fantasia, anzichè aggiungere e deformare la realtà, la denudano nella sua semplice bellezza.
Due cose sono state fondamentali per la mia vita: Milano e i preti.
Tra me e Milano è stato un amore a prima vista. Con i preti invece…ci ho messo un po’ di più.
La prima volta che sono venuto a Milano avevo 5 anni ed ero alto 90 cm, ero in compagnia del mio papà, che benchè ne avesse 30 di anni, superava di poco il metro; siamo entrati nello stadio di San Siro per vedere una partita di calcio e siccome all’epoca si stava in piedi (era il 1960!), né io né il mio papà riuscivamo a vedere niente, allora il papà mi ha messo sulle sue spalle ed io dovevo raccontargli che cosa succedeva, solo che non conoscevo le regole del gioco e nemmeno i nomi dei giocatori, allora il papà mi ha preso in braccio e mi ha detto: “va bene ci tornerai quando sarai più grande, ma almeno ti è piaciuto qualche cosa?”  “Sì, ho risposto, mi è piaciuta quella squadra con le maglie nere e azzurre!”
Quando siamo arrivati a casa il papà ha detto alla mamma:  “Oggi a Milano questo bambino ha scoperto la fede!”
Poi sentivo a tavola che i miei genitori dicevano che la fede andava coltivata, e per far questo mia madre mi mandava in chiesa e all’oratorio del paese, il mio papà invece mi portava a vedere l’Inter a San Siro.
All’oratorio ci andavo tutti i giorni, allo stadio una domenica sì e una no.
C’è stato un periodo che la mia squadra vinceva molti scudetti e allora il mio papà mi portava in piazza Duomo a festeggiare. Quando tornavamo a casa alla sera  la mamma ci chiedeva dove eravamo stati, il papà diceva…siamo stati in Duomo perchè il bimbo voleva dire una preghiera di ringraziamento alla Madonnina…
la mamma commossa aggiungeva: vista la sua devozione questo bambino bisognerà mandarlo in seminario!
Non saprei dire se malauguratamente o per fortuna, la mia squadra a un certo punto ha smesso di vincere, io ci rimanevo male, ed anche la mamma non si dava pace di come io avevo smesso di pregare e ringraziare la Madonnina.
Nel frattempo continuavo a frequentare l’oratorio del paese; un giorno il prete, don Giancarlo, che amava Pirandello e Shakespeare, almeno quanto i santi Pietro e Paolo, decise di allestire uno spettacolo teatrale e siccome il cast prevedeva oltre agli adulti tre bambini, uno grassissimo, uno altissimo e uno bassissimo, io saltai direttamente il provino ed esordii a teatro come l’attore più basso che avesse mai calcato le scene.
All’epoca ero affetto da un complesso di inferiorità per cui era una tragedia quando entravo in scena, mi collocavo di fianco al bimbo altissimo, e la gente rideva. Il prete mi disse che dovevo sfruttare i talenti che mi aveva regalato il Signore. A me sembrava crudele, sia il Signore sia don Giancarlo. Ma il don insisteva: la tua bassezza ti regalerà un sacco di soddisfazioni. Che cosa!? quel corpicino che non si decideva a crescere? io intanto non mi fidavo del don e continuavo a chiedere nelle mie preghiere al Signore di portarmi un pallone di cuoio e di farmi diventare alto 1metro e 85. Lei lo confermerà, Eminenza, il Signore ti ascolta sempre ed esaudisce tutte le cose che chiedi, solo che devi essere abile nel distinguere la differenza tra alto e grande….. finalmente un giorno ho capito, aveva ragione don Giancarlo, il teatro era  il gioco più bello del mondo.
Mi ricordo di essermi detto: io voglio fare l’attore. Solo che per fare certi mestieri ti tocca venire a Milano: per fare l’attore e l’Arcivescovo bisogna venire a Milano
Milano è molto diversa da quella degli anni ’60 ma è pur sempre bellissima e stranissima. Per esempio è una città dove ci sono più semafori che alberi, più discoteche che licei classici, più ritrovi per happy hours che librerie, i telefonini invece sono pari con le automobili: 2 per ogni milanese; se per caso le capiterà di andare a fare un giro di sera per la città nei mesi invernali, non le sarà difficile incontrare dei cani con il piumino e degli uomini in canottiera. Milano è strana.
A Milano i parchi sono merce rara e perciò affollattissimi: nonni che accompagnano i nipotini, badanti che accompagnano i nonni, tate che accompagnano i nipotini, amiche delle tate che fanno compagnia alle badanti, insomma, senza contare i genitori che sono da qualche parte della città ad alzare il pil della nazione, ogni nucleo famigliare è composto da almeno 10 o12 elementi, questo spiega, forse, l’enorme impulso dell’edilizia che ha avuto la nostra città recentemente.
Milano è una città tutto sommato ordinata, non vedrà mai code, tranne che per i saldi in Via Montenapoleone o fuori dalla Caritas per il pane quotidiano, si rassicuri, Eminenza, c’è più gente in coda per il pane che non per il pret a portè, anche se a Milano, si tappi le orecchie,… si vendono più maglioni di cachemire che non copie della Bibbia……
A Milano poi c’è un’aria particolare: invece dell’ossigeno, noi a Milano abbiamo il pm10, i tecnici assicurano che a Milano l’aria è sempre stata così, probabilmente fin dai tempi del pleistocene…A parole tutti dicono che Milano è brutta e invivibile, che l’aria è irrespirabile, ma alla fine vengono tutti qua: han cominciato i barbari, gli spagnoli, i francesi, gli austriaci, i meridionali, adesso addirittura vengono da paesi lontanissimi con lingue e dialetti difficilissimi, ma alla fine mi creda se riamo riusciti a capire i pugliesi e quelli della basilicata riusciremo a comprendere anche quelli che vengono dalla Tunisia o dalle Filippine, dopotutto non credo che il cous cous sia più difficile da digerire della caponata con le melanzane fritte. L’unico pericolo è che stando a Milano si diventa un po’ bauscia, ci si sente superiori rispetto agli altri. Mio papà, quando mia sorella ha detto che aveva un fidanzato, le ha chiesto: “sarà minga un terun?”. Dopo una settimana di broncio, gli è passata. Ora ho saputo che mio cognato, il terun, quando sua figlia di 16 anni si è messa a frequentare un ragazzo, lui preoccupato le ha chiesto: “sarà mica un extracomunitario?” C’è sempre qualcuno più a sud di noi da farci sentire superiori; capita anche a quelli di Helsinki che considerano terroni quelli di Copenaghen, la stessa cosa capita tra quelli di Chiavenna e quelli di Malgrate (vero, Eminenza?).
A Milano chiude un cinema all’anno e ogni anno sorgono 10 sushi bar, anche i teatri non se la passano tanto bene: li abbattono per costruirci dei parcheggi o dei supermercati, poi prendono l’insegna e la mettono sopra un tendone di plastica, un teatro dentro un involucro di plastica si sente provvisorio, i teatri a Milano sono a rischio un po’ come la michetta, la nebbia e la caseula…….ma Lei  lo sa, Eminenza, che nella sua enorme parrocchia, nei suoi oratori, ci sono circa 120 sale per proiettare film e fare spettacoli teatrali? Io le prometto di non perdere di vista Dio, ma Lei cerchi di non perdere di vista gli oratori, raccomandi ai suoi preti di avere a cuore sant’Ambrogio, san Carlo, ma anche Shakespeare,  Pirandello, Dostoevskij, Clint Eastwood e Diego Milito, Lei non immagina che regalo che può fare ai ragazzi : uscire dall’oratorio con la consapevolezza di aver imparato i giochi più belli del mondo: il calcio, il cinema e il teatro!
E poi le do un consiglio: Milano è di una struggente bellezza, o al mattino presto o la sera molto tardi, quando quasi tutti dormono; prenda, se può, una bicicletta,…(non ci scriva sopra proprietà dell’Arcivescovado, se no gliela fregano subito) una bici normale…. e vada in piazza dei Mercanti, si spinga fino nelle stradine del Carrobbio, passi davanti al palazzo degli Omenoni, continui fino davanti alla casa del Manzoni, faccia altre due pedalate fino piazza san Fedele, in quella Chiesa abbiamo battezzato nostro figlio, continui, continui a padalare…e poi capirà perchè Milano ha affascinato Visconti, Olmi e perchè due tipi straordinari come Zavattini e De Sica hanno raccontato di un Miracolo a Milano, pedali e poi si fermi dietro al Duomo dove c’è quell’albero bellissimo, di fronte alla libreria san Paolo, si sieda per terra e legga pure un libro, le assicuro che in quel silenzio e in quella magica pace tante cose diventano comprensibili, persino i passaggi più oscuri di Heiddegger…e capirà che Milano le sarà entrata nel cuore.
Prima di rientrare a casa si ricordi di chiudere la bicicletta con il lucchetto.
E va bene noi cercheremo di non perdere di vista Dio, ma lei, che, se posso dirlo, è un po’ come il Sindaco delle anime, ci aiuti a non perder la strada per la Madonnina.
E che Dio non perda di vista il suo Vescovo e Milano!
Giacomo Poretti

29^ missione – I Podisti da Marte per LILT

Ti trovi una mattina, di metà settembre, nel centro di Milano, pensando che il caldo se ne sia già andato ed invece eccolo ancora li con i suoi 25/28 gradi pieni.

Che fai? Infili il costume da bagno, indossi una magliettina gialla, dei 
braccialetti colorati, il telo da mare e parti con altri in cerca della spiaggia più vicina, perchè li al Castello, c’è si una fontana, ma della spiaggia neanche l’ombra. Prima di partire però, chi può, fa una piccola offerta ad un gazebo della LILT (lotta italiana contro i tumori) e fa le foto di rito con gli amici, con il campione che intravedi passare, il quale ti mostra le medaglie vinte alle ultime olimpiadi. 

E poi? Se questo non fosse già abbastanza parte la festa per la ricerca del “mare” a Milano, che non è come credono molti l’Idroscalo, ma è una spiaggia nel centro di Milano, o almeno millantata da qualcuno. Quindi con le spalle al Castello e la fronte in via Verdi ci si dirige tutti, perchè di gente strana, strana come un marziano, ce n’è davvero tanta a Milano, alla ricerca di questo meravigliosa spiaggia promessa, poi promessa, semplicemente spacciata come reale, da un tipo, un certo Capitano “così” un po’ più marziano degli altri, che per farsi riconoscere aveva una cuffia a fiori bianchi, neri e rossi in testa. Inoltre, per non farsi mancare niente, si distribuiscono fiori ai passanti ignari dei quello che sta succedendo, quasi come se fossimo “Vucumprà” che regalano al posto di vendere… e regalano, oltre ai fiori, molti sorrisi a chi si incontra. La “corsa” per piantare l’ombrellone più vicino alla battigia è stata di 6km, passando e ripassando in posti, quasi facendo un girotondo, e cercando anche “sotto la strada” nella galleria del Metro, li una volta i romani avevano costruito quindi, si è pensato, magari sono rimaste almeno le terme, ma, ahi noi, neanche li si è trovato nulla. Abbiamo chiesto anche a due novelli sposi ma loro per il viaggio di nozze andavano all’estero.


Per la cronaca la ricerca è stata vana e ci è toccato accontentarci della fontana del Castello, dove qualcuno alla fine, preso dal caldo e dalla spossatezza, ha deciso di farsi anche un bagno; ma se la ricerca della spiaggia è stata vana la ricerca della felicità ha portato i suoi frutti perchè, alla fine, tutti erano contenti nonostante che di sabbia non se ne sia vista. E’ stata proprio una mattinata strana, quasi da sogno, ma che sogno non era
.

Meno di un mese…

Dovevo pubblicare questo post il primo luglio.. lo faccio un po’ in ritardo :P

Fra un mese, a quest’ora, dovrei essere dalle parti di Salamanca da dove inizierò la risalita verso Santiago.
Per ora la programmazione va a rilento, non c’è fretta, e cmq l’essenziale è partire con il minimo indispensabile e una gran voglia di "fare esperienza" di pellegrinaggio.

Non è il primo che faccio perchè nel 2000 ho fatto Assisi-Roma a piedi… però ogni "cammino" è differente. Basta pensare a quando si va in montagna per raggiungere un rifugio e una vetta, solo che qui non ci sono due o tre giorni di uscita, o una settimana, ma ci sono 15 giorni per fare 500km…. e non vedo l’ora!!!

Ma, siccome non credo che fare un cammino sia fine a se stesso, sicuramente serve per scoprire i propri limiti e riscoprire il proprio IO, ho pensato di "dedicare" una giornata a chi volesse e me lo chiede.

Mi spiego meglio: il cammino è di 15 o 16 giorni e ogni giornata di cammino avrà come "dedica" quella della persona che, per i diversi motivi, religiosi o meno, mi chiede di "ricordarlo" in tale data. La dedica o la richiesta non mi deve essere detta o scritta perchè, in quella giornata, il "nome" sarà al centro del mio peregrinare, il "nome" vale per la dedica. Il concetto è semplice ma un po’ complesso da spiegare.

Indi per cui chi volesse mi può scrivere nel commento o in pvt la giornata che se dovesse essere occupata, dato che chi prima arriva meglio alloggia, gli risponderò per chiedergli di sceglierne un’altra.

Le date sono dal 2 agosto al 16 agosto, giorno in cui dovrei arrivare a Santiago.

Tutto chiaro?

Ci si aggiorna nei prossimi giorni!!!

Ostensione e altro

Ho tante cose da dire, da quelle più serie a quelle meno, e parto da quella più seria: Ostensione della Sindone.

Sabato, penultimo giorno di ostensione, nonché vigilia di Pentecose, mi sono recato a Torino per vedere il Sacro Lino. Sono state dette e scritte tante cose, tante le prove fatte per dimostrare se sia o non sia il sudario che accolse il corpo mortale del Cristo e quindi, se fosse quello, che l’immagine impressa sia quella della Risurrezione.
Credo che se uno, di qualsiasi credo religioso, si ferma a guardare quei "segni" sulla stoffa e si concentra su quel volto che appare ben chiaro nel mezzo, non può che rimanere meravigliato e attratto da qualcosa di inspiegabile che, nello stesso tempo, ti scombussola e ti da pace. E trovo le parole del Cardinal Poletto molto belle e pronfonde e rispecchiamo le mie sensazioni: il volto tumefatto e macchiato di sangue appare dolcissimo nella serena solennità della morte.

Ho fatto alcune foto, che si accodano a quelle che devo sistemare, e prometto che lo farò prima dell’estate.

Passando alle altre cose confermo che il volo di andata e ritorno per la Spagna è prenotato, quindi il primo di agosto inizierò quello che è un sogno da diversi anni: il cammino verso Santiago sulla via de la Plata.
Sto già studiando i vari posti dove mi fermerò ma credo che molto andrà a giornata perchè, il vivere da pellegrino, non prevede troppo un’organizzazione dettagliata le uniche certezze saranno la partenza, Salamanca, sperando di arrivare, dopo 16 giorni avendo percorso quasi 500km, a Santiago per poi fermarmi qualche giorno a Casa Leiras dal mio amico Andrea.

Ora finisco con le cose meno serie di cui faccio un sunto:
– il mio echinopsis ha fatto i primi due fiori della stagione il giorno della visita alla Sindone
– ora si prepara con una batteria di fiori per un totale di circa 50 fiori suddivisi nelle 4 piante
– le attività varie stanno finendo, tranne il teatro, e sono contento di come siano andate
– il 25 maggio si è celebrato il Towel Day.

Precisazione sul Towel Day: se avete visto qualcuno girare con un asciugamano non era per pazzo. Se poi questa persona, alzando il pollice al cielo, è scomparsa davanti a voi vi raccomando di una cosa: Don’t Panic!!!!
Beato colui che sarà in viaggio verso planetarie destinazioni, a me non è capitato neanche quest’anno :)

Tempo Fugit

Dopo tutto un anno a parlare di "tempo" con i ragazzi, ora mi ritrovo con tante cose da fare ma anche con la stanchezza serale, nelle sere che sono a casa, e la poca voglia di stare davanti al pc.

Volevo però scrivere due cose su quello che è successo e succederà.

In primis sabato c’è stata la notte bianca dei musei e, per questo, sono tornato al Museo di Scienze Naturali di Milano. Era da diversi anni, forse 20 se non di più, che non c’entravo e mi ha fatto davvero piacere riscoprire un poco della mia infanzia osservando minerali, che collezionavo, i dinosauri, di cui sono sempre stato affascinato, soprattutto dal Triceratopo a grandezza naturale, nella sala centrale fino agli animali imbalsamati delle sale superiori. Credo che i bambini dovrebbero visitarlo con una guida che spiega loro le cose per assaporare un po’ di quella avventura che ora ritrovano solo sui videogiochi.

Oltre questo ho avuto conferma delle ferie e quindi "devo" organizzare il mio "camino": prentorare i biglietti, avvisare Andrea, pianificare le tappe e allenarmi!!!

Che dire di altro? Che spero presto di avere un po’ di tempo da dedicare alle foto, ne ho ancora tante da sistemare e so che c’è gente che aspetta di vederle.

Earyn perFiducia 2.0

Ho iniziato a scrivere un breve racconto sollecitato dalla "pubblicità" della mia banca.

Premetto che non l’ho fatto perchè voglio vincere il premio o perchè cerco "gloria e fama" ma solo perchè mi piace, ogni tanto, far fare un viaggio al mio druido di cui il blog prende il nome.

Così sollecitato mi sono iscritto e ho iniziato a scrivere sulle indicazioni che vengono date dalle "carte". In pratica dopo aver creato il personaggio (o eroe) ti vengono mostrare delle carte con su una traccia da seguire per creare la storia avendo al massimo 240 caratteri per carta. Ho completato le carte che avevo lasciato indietro e attendo la prossima per continuare la storia.

Se vi va di leggerla e poi, se vi piace, diventare "seguace" potete andare a questo indirizzo:


L’eroe Earyn il Druido (storie.perfiducia.com)

Quando sarà finita la metterò anche qui.