Incontro 2 dicembre

LA SCELTA della VIGILANZA

Dal Vangelo di Matteo

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà”. Mt 24,37-44

 

 

 

È difficile fare un commento su questo passo evangelico molto duro nei confronti di quegli uomini che “mangiano e bevono” e “non si accorsero di nulla”.

Gesù ci chiede di “svegliarci” dal nostro torpore per vivere questa attesa perchè questo è il momento in cui il Figlio dell’Uomo viene nella nostra vita.

Non si può aspettare l’eterno per mettersi in gioco per fare delle scelte concrete della nostra vita, per decidere che è il momento di vivere realmente il nostro essere cristiani.

Quindi lasciamoci toccare dal Signore in questo momento, tocco che ci sveglia e ci porta al di fuori dell’oscurità dei nostri giorni, che ci dona la sensibilità di sentirlo presente e al nostro fianco in ogni momento che viviamo e nelle scelte che facciamo.

Scegliere di vigilare è difficile, implicata tante cose. Mi è capitato diverse volte di “vegliare” e molte volte la stanchezza, la solitudine, la luce fioca o il caldo intenso portavano a desistere a lasciarsi andare e addormentarsi senza stare vigili in quello che si faceva, ma la presenza del Signore mi ha sempre dato la forza per portare a termine le veglie. Il Signore che è la “Luce” che ci fa da guida in queste veglie, che ci porta fuori dall’oscurità perchè è di notte che viene il “ladro” quando meno ce lo aspettiamo.

 

Il Signore ci doni la consapevolezza che è questo il momento inimmaginabile, momento unico, irripetibile, preziosissimo, che non possiamo mancare. Non si tratta di fare cose buone o cattive (mangiare, bere, dormire, lavorare…), ma di vivere consapevoli della imminenza della venuta del Signore nella nostra vita: se ci accorgeremo delle sue visite, potremo ascoltare quello che vorrà comunicarci e potremo rivestirci della sua capacità di amare, del suo sguardo, del suo stile. (Marinz)

 

 

 

Preghiera

Ti chiediamo, Signore,

di essere illuminati dalla Parola

per prenderla sul serio

ed aprire la nostra esperienza a ciò che ci manifesta,

per darle fiducia nella nostra vita

e permetterle di operare in noi

secondo la ricchezza della sua potenza.

(Carlo Maria Martini)

Incontro 25 novembre

LA SCELTA: ACCOGLIERE IL DONO…. DONARSI


Dal Vangelo di Matteo

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: “Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un’asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito”. Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta:

 

            Dite alla figlia di Sion:

            Ecco il tuo re viene a te

            Mite, seduto su un’asina,

            con un puledro figlio di bestia da soma.

 

I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre atri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. La folla che andava innanzi  quella che veniva dietro, gridava:

 

Osanna al figlio di Davide!

Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

Osanna nel più alto dei cieli!

 

Gesù, come dicevamo l’ultima volta, usa un linguaggio comprensibile, ci parla in modo chiaro, diretto ma non solo. Gesù mette in pratica quanto dice, come ci dimostra questo passo del Vangelo: la scelta di Gesù di entrare in Gerusalemme cavalcando un’asina conferma la sua volontà di avvicinarsi alle persone, di mettersi allo stesso livello unicamente per amore, per essere vicino alla vita di ognuno. Non ha bisogno di dimostrarsi potente con un ingresso trionfale, la sua potenza risiede ancora una volta nel suo messaggio di amore e perdono, donato gratuitamente, secondo il volere del Padre.

 

Ora domandiamoci come rispondiamo noi a questo messaggio lasciandoci mettere in gioco da queste domande:

 

       – nella mia vita ho ritagliato del tempo da dedicare unicamente al servizio di qualcun altro?

       – Se sì sono capace di portare avanti il mio impegno non solo quando ho del tempo libero?

 

Se la risposta alla prima domanda è negativa, allora è importante che ciascuno di noi compia una SCELTA: è fondamentale trovare il modo di donare quanto abbiamo ricevuto, perché è solo dando che l’amore si moltiplica, riempiendoci ancora di più!

Se la risposta alla seconda domanda è negativa, è bene che ci ricordiamo la scelta che abbiamo fatto, ricordandoci che Gesù è la nostra forza da cui attingiamo per donarci agli altri. (Monica)

 

Preghiera

“Il Signore ama chi si dona con gioia”

 

Fa, o Signore, che io possa sperimentare la gioia del donarmi gratuitamente.

 

Fammi vivere l’esperienza del dono gratuito agli altri.

Incontro 18 novembre

LA SCELTA DELL’ATTESA

 

Dal Vangelo di Matteo

Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. Gesù disse loro: «Vedete tutte queste cose? In verità vi dico, non resterà qui pietra su pietra che non venga diroccata».

            Sedutosi poi sul monte degli Ulivi, i suoi discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: «Dicci quando accadranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo».

Gesù rispose: «Guardate che nessuno vi inganni; molti verranno nel mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e trarranno molti in inganno. Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi; è necessario che tutto questo avvenga, ma non è ancora la fine. Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori. Allora vi consegneranno ai supplizi e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. Molti ne resteranno scandalizzati, ed essi si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà. Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato. Frattanto questo vangelo del regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine.( Mt 24, 1-14. 29-31. 42)

 

Subito dopo la tribolazione di quei giorni,il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce,gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte.

            Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli.

            Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.

 

 

 

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.

 

Vegliate, dunque, perché il Signore verrà all’improvviso …

Verrà con gli occhi di un bambino da aiutare, verrà con il cuore dell’amica da consolare … ma il tuo Signore verrà.

 

Verrà con il desiderio buono di pregare, chiamandoti al silenzio, ad una solitudine passeggera come oasi rinfrescante per riprendere il cammino nel caldo deserto del quotidiano.

Verrà come mano fiduciosa posata sulla tua spalla, quando tua madre o l’insegnante ti incoraggiano ad andare avanti.

 

Attendilo, tieni gli occhi aperti … il Signore è lì quando soffri, sta soffrendo con te, nel tuo cuore … è in chi ti spinge ad affrontare i problemi che non mancano.

 

E’ in ogni gesto d’amore vissuto per Lui. Attendere significa allora tenere sveglio il cuore, pregare, leggere la Parola, viverla con amore per Dio e quindi per tutti i Suoi figli.

 

“In verità vi dico, non resterà qui pietra su pietra che non venga diroccata”. Tutto scappa, solo Dio con questo Suo infinito Amore rimane a colorare i giorni presenti, che iniziano l’eternità. Perché il Suo Regno è qui, non va cercato lontano, è in te che decidi di accoglierLo e allargare il tuo cuore agli infiniti spazi della carità.

“Il regno di Dio è in mezzo a voi!”. (Lc 17,21).

 

Affidati a Dio quando essere cristiano/a diventa scomodo e compromettente. Non lasciarti sviare da superstizioni vuote.

E lascia che Dio alimenti sempre la fiamma del Suo Amore per te, così che tu possa risponderGli con gratitudine. “L’amore di molti si raffredderà”. L’annuncio e la testimonianza del Vangelo del Regno vanno curati “sino alla fine”.

 

“Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”. Dall’incontro quotidiano quaggiù nasce l’incontro che non avrà fine. (Sr. Sonia)

 

 

Preghiera

Signore Gesù, con tutta la Chiesa anche noi

viviamo nell’attesa della Tua visita definitiva!

 

Aspettiamo un Regno che supera ogni nostro desiderio

e ogni nostra capacità di immaginarlo.

 

Fa’ che non perdiamo la fede

a causa delle vicende che scuotono il mondo.

 

E quando saremo chiamati

per entrare con Te nel regno di Dio, fa’ che siamo pronti a venire!

Incontro 11 novembre

LA SCELTA DELLA CROCE

 

Dal Vangelo di Luca

35 Il popolo stava a guardare. E anche i magistrati si beffavano di lui, dicendo: «Ha salvato altri, salvi sé stesso, se è il Cristo, l’Eletto di Dio!» 36 Pure i soldati lo schernivano, accostandosi, presentandogli dell’aceto e dicendo: 37 «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso!» 38 Vi era anche questa iscrizione sopra il suo capo: QUESTO È IL RE DEI GIUDEI. 39 Uno dei malfattori appesi lo insultava, dicendo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!» 40 Ma l’altro lo rimproverava, dicendo: «Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? 41 Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni; ma questi non ha fatto nulla di male». 42 E diceva: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno!» 43 Gesù gli disse: «Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso». (Lc. 23, 35-43)

 

 

Cristo è il Re dell’universo, e il Vangelo di questa domenica ci presenta la regalità di Gesù, il suo principio di salvezza.

Dall’alto della sua croce, il suo trono di Gloria, il Signore compie il giudizio di Dio sui nemici: perdona e dona il Regno ai malfattori.

Ecco la contraddizione forte, il senso vero e profondo di come Gesù è il re, e di qual è la salvezza che porta a ciascuno di noi.

È un re che esercita la sua libertà nel servire, è un re che manifesta il suo unico potere donandosi, con un amore che ama sino alla morte. 

La sua salvezza non è quella che si attende l’uomo, ma è quella di un Dio che si fa condannare alla nostra stessa pena, pur di stare con noi.

Lui è il re. Ma un re che come aveva già detto nelle Beatitudini (6,20-38) è povero, affamato, piangente, odiato, bandito, insultato e respinto, ma che ha il coraggio di amare i nemici, fare loro del bene, benedirli, intercedere per loro, resistendo al male portandolo, donando agli altri la salvezza che ognuno vorrebbe per sé.

Questa sua regalità rivela la grazia e la misericordia di Dio; Egli è il Figlio uguale al Padre, che non giudica e condanna, perdona e dona la vita per i fratelli…per noi.

Gesù è testimone dell’amore del Padre per tutti i suoi figli… e apre a noi il suo Regno.

La sua croce, subita ingiustamente è la giustificazione per tutte le ingiustizie, salvezza del mondo, rivelazione e vicinanza di un Dio che è Amore Gratuito, che nella sua misericordia si fa vicino, prossimo all’uomo, ad ogni uomo che vive con il suo peccato.

 

Salvi se stesso” è il rimprovero fatto a Gesù sul Golgota. E rappresenta la suprema aspirazione di ogni uomo che, mosso dalla paura della morte, cerca di salvarsi da essa ad ogni costo, mettendo in atto ogni strategia di potere e di apparire. Ma è proprio quest’ansia di vita che genera l’egoismo, la vera e più tremenda morte dell’uomo come figlio di Dio.

Gesù non ci libera dalla morte, ma dalla paura di essa, che rischia di avvelenarci per tutta la vita. “Il pungiglione della morte è il peccato” si legge nella lettera ai Corinzi (1Cor 15,56); il peccato è quella menzogna che ci ha tolto la conoscenza di Dio come amore, e ci impedisce di accettare di essere amati totalmente da lui e per lui.

Per questo temiamo l’incontro con lui come la nostra morte, e viviamo da schiavi di quest’angoscia per tutta la vita. Lui ce ne libera, offrendoci la sua amicizia, standoci vicini fin nella morte, liberandoci da quel pungiglione “riducendo all’impotenza colui che della morte ha il potere, il diavolo, liberando così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.” (Eb 2,4s)

Con la sua uccisione, non capitata accidentalmente ma abbracciata per amore, Gesù è Cristo e Figlio di Dio, messia e Signore, salvatore di tutti.

 

Lasciamoci allora avvolgere e conquistare da questo Folle Amore che non si vuole imporre, ma lasciando a ciascuno la libertà di accoglierlo, di farlo penetrare fin nelle profondità del nostro essere, ci dona la possibilità di rinnovarci continuamente, diventando Creature Nuove, non perché diverse da quello che siamo, ma plasmate da questo suo Amore, troviamo il coraggio di incamminarci lungo la strada di Verità di ciò che siamo chiamate a diventare.

(Sr. Fabi)

 

 

Per la preghiera, questa volta, prendete la bibbia e meditate sul Salmo 22: “Dio mio Dio mio, perché mi hai abbandonato…”

 

Incontro 4 novembre

LA SCELTA: EMERGERE DALLA FOLLA

 

Dal Vangelo di Luca

In quel tempo, Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: “È andato ad alloggiare da un peccatore!”. Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: “Ecco, Signore, io dò la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto”. Gesù gli rispose: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. (Lc. 19, 1-10)

 

 

Mi ha sempre affascinato la figura di Zaccheo. Piccolo di statura, capo dei pubblicani e ricco, che sente parlare di Gesù e vuole vederlo ma a causa delle folla non ci riesce. Questo, però, non gli impedisce di rinunciare, non si svilisce della sua “condizione fisica”, non si abbandona al “sarà per la prossima volta” ma pensa ad un metodo, un espediente, per poter vedere quest’uomo di cui tutti parlano, e decide di arrampicarsi su un albero per “elevarsi sopra la folla” e per vincere le sue “difficoltà”. Perché lo faccia non è indicato nel testo evangelico ma si può capire che voleva davvero conoscere Gesù, e non solo vederlo passare, perché lo accoglierà “pieno di gioia” nella propria casa.

Quante volte noi ci sentiamo inferiori agli “eventi della storia” o alla quotidianità degli avvenimenti che ci circondano o ci riguardano? Quante volte è la voglia di emergere a farci trovare un modo per farci notare? O ci nascondiamo nella folla perché abbiamo paura del giudizio?

Come non pensare alle parole che il Papa ci ha detto a Loreto quest’anno di andare controcorrente, che bisogna staccarsi dalla folla, vincere le nostre paure e affrontare la vita uscendo allo scoperto. Lo stesso Gesù ci disse che da come ci comporteremo, e non da cosa diremo, ci riconosceranno come suoi fratelli e quindi Figli di Dio.

Cerchiamo quindi nel quotidiano di emergere non come “quelli che giudicano” ma come quelli che vogliono incontrare il Signore perché è Lui che ci salva ed è Lui che ci Ama. (Marinz) 

 

 

 

Non abbiate paura e non stancatevi mai di ricercare le risposte vere alle domande che vi stanno di fronte. Cristo, la verità, vi farà liberi!

 

Non abbiate paura di aprire le porte a Cristo! Sì, spalancate le porte a Lui! Non abbiate paura!

 

Non abbiate paura, perché Gesù è con voi! Non abbiate paura di perdervi: più donerete e più ritroverete voi stessi!

 

Non abbiate paura di dire "sì" a Gesù e di seguirlo come suoi discepoli. Allora i vostri cuori si riempiranno di gioia e voi diventerete una Beatitudine per il mondo. Ve lo auguro di tutto il mio cuore.

 

 (Giovanni Paolo II)

Incontro 28 ottobre 2007

LA SCELTA: RICONOSCERSI LIMITATI
E PER QUESTO AMATI


Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri: “Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato.”
(Lc. 18, 9-14)

 

Gesù anche oggi ci invita a compiere una scelta importante: credere che solo in Lui noi siamo salvi, al di là di quello che noi facciamo, Lui ci ama non per le nostre “buone azioni”, ma perché è Lui che ci ha voluti. Molto spesso ci sentiamo in pace con Dio, con la coscienza a posto perché siamo andati a Messa, perché abbiamo compiuto i nostri doveri, perché siamo stati vicini a qualcuno che aveva bisogno,….ma Dio non misura il suo amore per ciascuno di noi in base a quello che facciamo: qualunque cosa noi facciamo è una conseguenza del suo amore, siamo capaci di amare solo perché per primi ci siamo sentiti amati.

Per questo l’atteggiamento del fariseo è lontano da Dio: si sente a posto per quello che ha fatto e giudica l’altro, il pubblicano, dalle sue azioni, senza conoscerlo. Dio non ci giudica, Dio ci conosce, ci ama. Noi possiamo ricevere il suo amore, il suo perdono solo se lo desideriamo, se ci sentiamo limitati, incapaci di amare in modo totale e gratuito, se ci riconosciamo bisognosi di Lui.

Gesù ci chiama a convertirci, a cambiare il nostro modo di pensare, di essere. Ci chiede di andare oltre l’apparenza, di scavare in profondità prima di tutto nel nostro cuore, per poter guardare gli altri con lo stesso sguardo d’amore, di benevolenza.

Il nostro essere cristiani non può diventare un pretesto per sentirci migliori di altri credenti: noi non abbiamo fatto proprio nulla, è Dio che si è fatto conoscere a noi per mezzo di Gesù. Possiamo solo donarlo a chi ancora non ha fatto quest’incontro. (Ciube) 

 

 


Gesù tu mi hai abbracciato, mi hai perdonato

ed io posso abbracciare, posso perdonare

 

Gesù tu mi sei venuto incontro, mi hai guarito, mi hai consolato

ed io posso andare incontro all’altro, posso guarire, posso consolare

 

Gesù tu mi hai amato, hai accettato i miei limiti, non mi hai giudicato

ed io posso amare, posso accettare i limiti dell’altro senza giudicare

 

Gesù tu mi hai dato gioia, mi hai dato pace e speranza di vita

ed io posso dare gioia, pace e speranza a coloro che incontro,

 

perché solo in Te ha senso la mia vita, in Te che ogni cosa hai voluto, creato e riempito di Te,

 

perché tutto parlasse di Te, perché tutto fosse un sottile riflesso del Tuo amore di Padre.

(anonimo)

 

Incontro 21 ottobre 2007

LA SCELTA: CREDERE IN GESU’

 

Dal Vangelo di Giovanni

Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d’inverno. Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: “Fino a quando terrai l’animo nostro sospeso?Se tu sei il Cristo dillo a noi apertamente”. Gesù  rispose loro: “Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola.(Gv. 10, 22-30)

 

 

Per poter capire ciò che Gesù vuole dirmi con queste parole ho cercato di immedesimarmi nella scena e chiedo a voi di fare lo stesso. Immaginiamo Gesù che cammina solo nel tempio durante i giorni in cui si commemorava la presenza divina di Dio nei luoghi sacri a Lui dedicati. Nonostante tutte le opere da Lui compiute nel nome di Dio, alcune persone gli si avvicinano per chiedergli di dimostrare la sua divinità. Questo mi fa pensare che se anche al tempo di Gesù alcune persone non erano in grado di riconoscerlo, di credere in Lui, pur vedendo coi loro occhi quello che faceva, allora non basta vederlo per credere in Lui. Anch’io pur non vedendolo oggi posso SCEGLIERE di credere in Lui. Ma come faccio? Gesù ce lo dice chiaramente: non crediamo perché non siamo sue pecore. Ma cosa vuol dire essere pecore di Gesù? Vuol dire credere al suo Amore, credere che Lui ci conosce uno per uno, nell’intimo, nel profondo. Credere che siamo stati creati per amore e che questo amore è eterno, perché viene da Dio.

E’ significativo come Gesù dà questo messaggio proprio nel giorno della Dedicazione: il tempio di Dio è santo, divino e quel tempio è ciascuno di noi. Qui sta la novità di Gesù: Dio si è fatto carne perché la sua divinità abitasse in noi!Per questo Dio e Gesù sono una cosa sola, uniti intimamente ad immagine del rapporto che Dio ha con ciascuno di noi. Se accogliamo questo, se lo desideriamo con tutto il cuore, allora scopriremo la presenza viva di Dio nella nostra vita.

Chiediamo allora a Gesù di imparare a lasciarci amare da Lui, ad accogliere questo suo amore: questo significa credere in Lui, credere che Lui ci ama, che nessuno di coloro che rimangono nel suo amore saranno persi. (Moni)

 

  

Preghiera

Signore, insegnami a non parlare
come un bronzo risonante
o un cembalo squillante, ma con amore.
Rendimi capace di comprendere
e dammi la fede che muove le montagne,
ma con l’amore.

Insegnami quell’amore
che è sempre paziente e sempre gentile;
mai geloso, presuntuoso, egoista o permaloso;
l’amore che prova gioia nella verità,
sempre pronto a perdonare,
a credere, a sperare e a sopportare.

Infine, quando tutte le cose finite si dissolveranno
e tutto sarà chiaro,
che io possa essere stato il debole ma costante
riflesso del tuo amore perfetto.

Madre Teresa di Calcutta

Primo incontro Ado GGG

Anche quest’anno è ripartito il gruppo Adolescenti: il mitico GGG.
Il tema dell’anno sarà la "scelta" vista in relazione al vangelo delle domenica.
Il primo incontro è stato un po’ "sonnolento" ma credo che sia solo perché era il primo.
Quest’anno ogni incontro diamo un foglio da inserire in un quaderno a buchi con:
– il Vangelo del giorno
– una riflessione scritta da noi educatori o una persona dell’oratorio
– un preghiera o uno scritto da meditare
 
Questo il primo incontro:
 

La scelta di “Ringraziare”

 

Dal Vangelo di Luca

[11]Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.

[12]Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza,

[13]alzarono la voce, dicendo: <<Gesù maestro, abbi pietà di noi!>>.

[14]Appena li vide, Gesù disse: <<Andate a presentarvi ai sacerdoti>>. E mentre essi andavano, furono sanati.

[15]Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce;

[16]e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.

[17]Ma Gesù osservò: <<Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?

[18]Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?>>. E gli disse:

[19]<<Alzati, la tua fede ti ha salvato!>>.

 

 

Per comprendere questo vangelo ho pensato di immedesimarmi in uno dei dieci lebbrosi che sapendo che Gesù può fare miracoli gli chiede di guarirlo insieme agli altri.

Ascoltatoci, Gesù, ci manda a Gerusalemme dai sacerdoti, quindi nella città e nella sinagoga, dove giunti potremo essere ri-accolti essendo sanati dalla lebbra.

Durante il cammino, sentendoci guariti, con contentezza, stiamo andando verso la città, ma uno di noi, quello più pagano essendo samaritano, quello meno credente, torna indietro.

“Dove va?” – mi domando.

Forse torna da Gesù perché non è guarito… probabilmente perché pagano… però non mi convince questa mia spiegazione… è troppo gioioso per non essere guarito… allora decido di seguirlo anche se gli altri cercano di portarmi con loro… ma decido di andare “controcorrente” e voglio capire dove va.

Ebbene è andato da Gesù e lo ha ringraziato!!! E io? Sono guarito e non sono stato capace di farlo… io che credo nel Padre, secondo la legge, ma non mi sono accorto che realmente Lui è il Figlio, l’unico che può, ed è riuscito, a guarire la mia “malattia”.

Quante volte non torno indietro a ringraziare Dio per il dono che mi fa e lo cerco solo quando ho bisogno perché sono nella difficoltà, nella sofferenza, cioè nella malattia. O come a volte che lo accuso delle cose che mi capitano, lo considero la causa del mio male ed invece Lui è li sempre pronto per accogliermi e dirmi ancora una volta “va, la tua Fede ti ha salvato”. (Marinz) 

 

 

 

DONARE

Spesso dite:
"Voglio donare, ma solo a chi merita".
Non così dicono
gli alberi del vostro frutteto,
né gli animali che portate al pascolo.
Danno per vivere perchè trattenere é perire.
Sicuramente l’uomo che è degno di ricevere
i suoi giorni e le sue notti
é degno di ricevere da voi qualsiasi altra cosa.

(Gibran )

Le Scelte

E’ un po’ che non scrivo.
Impegni di lavoro e altro mi hanno portato via parecchio tempo… e la voglia di mettersi davanti ad un pc la sera era davvero poca.
Voglio però parlare di una cosa di cui abbiamo "trattato" nel gruppo gli ultimi incotri: la Scelta.
Ogni giorno siamo portati a fare delle scelte e ogni giorno ci troviamo a decidere che strada prendere, ma ci sono scelte che sono "più definitive" di altre e sono quelle che ci mettono con le "spalle al muro".
Bisogna scegliere e questo comporta escludere tante altre cose… queste scelte "radicali" sono dei sacrifici che si fanno per andare avanti a scoprire quale è il "progetto" della nostra vita.
Credo che essere titubanti, non esporsi, non correre rischi è un po’ come "appassire" nel proprio presente. Le sofferenze che nascone dalle scelte fortificano, aiutano a crescere e fanno vivere il presente con più vitalità e anche se a volte sono sbagliate c’è sempre la possibilità di recuperare perchè ci si presenterà sempre un bivio da affrontare.
Queste Scelte però devono essere ragionate, sentite, vissute, condivise magari con qualcuno di cui ci fidiamo, per noi cristiani "pregate" in modo da non farle in modo avventate.
Si può dire che una Scelta cambia la vita.
 
Per quest’anno il gruppo è concluso e si riparte l’anno con tante belle prospettive. Speriamo che l’esperienze vissute portino frutto come lo porteranno a noi educatori.

Conosciamo l’Amore?

Ci stiamo avvicinando alla fine del percorso di quest’anno e stiamo preparando l’incontro di Loreto con il Papa di settembre: il tema dominante è sempre l’Amore.
La domanda postaci questa settimana è: conosciamo davvero l’Amore? E’ una cosa soggettiva? E’ un sentimento e poi?
Partendo dalla "non" conoscenza dei Tartufelli in brodo, piatto che non esiste, ma descritto come molto appetitoso, quindi molto desiderato ci si rende conto che non sappiamo cosa sia l’Amore, quello vero scritto con la A maiuscola.
Questo Amore che è stato descritto come vita, dono, star bene con se stessi, far star bene gli altri, volere il bene degli altri, ect. deve essere il punto di riferimento del Cristiano: "Amate come Io vi ho Amati… da questo sapranno che siete miei discepoli".
Per noi cristiani l’unica Vera fonte dell’Amore è Gesù, anzi di più Gesù è Amore.
Cerchiamo quindi di vivere questo comandamento portando l’Amore nel mondo.