Pensieri sparsi nella nebbia autunnale

E’ arrivato l’autunno carico dei suoi colori “brucianti” che ogni tanto sono sbiaditi dalla nebbia che sale a ricoprire tutto. E la nebbia, ieri sera, mentre tornavo dagli allenamenti, mi ha fatto fare salti mentali strani.
nebbiaImmerso nella foschia, molto fitta, mentre guidavo in tangenziale, guardando i fendinebbia anteriori, cercando di mantenere una certa distanza ma di non perdere di vista quello che avevo proprio davanti, ho pensato al lampeggiare del “segnalatore” nelle macchine da Formula1, indicante pericolo e da li mi sono domandato: ma perchè è il rosso il segnale di pericolo? E’ forse il più visibile rispetto agli altri colori? Verde, blu o giallo?
Sicuramente è una convenzione che ci è stata “insegnata” fin da piccoli: con il rosso non si passa, fai attenzione, con il verde puoi andare mentre con il giallo stai attento; frasi che hanno fatto di ogni colore un suo “motivo” di segnalazione portando al rosso il significato di pericolo. La dimostrazione in tutto ciò che ci circonda e allora mi sono domandato: ma perchè? Una risposta che mi sono dato potrebbe essere dovuta al fatto che il fuoco, meglio le braci o il ferro arroventato, sono rossi quindi è uno delle prime fonti di pericolo che sono “nate” nell’umanità dopo che l’uomo sapiens ha popolato la terra… e poi? Poi basta… mi sono fermato li perchè ero arrivato a casa.
Perchè ho voluto riprenere questo aggrovigliarsi di pensieri e metterlo in un post? Forse perchè oggi stavo ripensando alle “convenzioni” che l’umanità si è data e dove la società moderna ci sta portando. La necessità di essere belli e forti, la voglia di emergere sugli altri, la fame di potere, il desiderio della richezza e tante altre cose che mettono in secondo piano la bellezza di un dono, la semplicità di un gesto o la luminosità di uno sguardo.
TempoSettimana scorsa alla riunione “marziana”, il capitano Fabrizio, ha ribatito più volte, mostrando nella slide un orologio di una stazione, che basterebbe, anzi basta, un’ora al mese per cambiare tante cose, per donare un sorriso alle persone che si incontrano, per farli sorridere e/o farli stupire di fronte ad un gesto o alla “massa critica” di persone che corrono facendo confusione e vestiti da cuochi, sabato scorso, o in modo particolare a seconda del dress code della missione.
Concordo che basta poco ma da quell’ora deve nascere un desiderio, o quell’ora completa un desiderio, di vivere la vita in modo diverso da come ci vuole catalogare la società perchè lo stupore può e deve essere contagioso e non fermarsi a noi stessi o al singolo gruppo.
Lo “stupore” deve essere come un cerchio d’onda che piano piano si espande per abbracciare tutto l’oceano.